Descrizione Progetto

ANICKA YI

dal 24 Febbraio 2022 al 24 Luglio 2022 – Spazio: SHED

“Metaspore” è la prima mostra in un’istituzione italiana di Anicka Yi (Seul, 1971; vive e lavora a New York), una delle figure più innovative e interessanti nel panorama contemporaneo. Nella sua pratica Yi combina linguaggi e tematiche provenienti da ambiti differenti: dalla filosofia alla biologia, dalla politica alla fantascienza. La collaborazione è fondamentale nella pratica di Yi, che lavora con professionisti provenienti da numerosi campi del sapere in un dialogo che coinvolge anche diverse figure professionali del suo studio.

CREDITI
Location: Pirelli HangarBicocca, Milano
Artista: Anicka Yi
Mostra: “Metaspore”
Allestimento: a cura di Fiammetta Griccioli e Vicente Todolí
Ingegnerizzazione: MOSAE srl
Foto: Agostino Osio
Courtesy: Pirelli HangarBicocca, Milano
Pictures in slideshow: vedute dell’installazione

Skype Sweater, 2010/2017

Skype Sweater è un’opera seminale di Anicka Yi, tra le prime a evocare le dinamiche alla base del funzionamento del corpo come la respirazione e la digestione.
L’installazione comprende un paracadute militare adagiato sul pavimento, che crea un volume sinuoso e fluttuante grazie alla presenza di ventilatori. Il suo spazio è delimitato da tre piedistalli su cui poggiano oggetti scultorei dall’aspetto traslucido e viscoso: una borsa Longchamp trasparente contenente interiora di vacca e gel per capelli; una teca di plexiglass dentro la quale è riposta una busta di plastica fritta in tempura; un parallelepipedo di sapone che ingloba tubi di gomma e rasoi. L’uso di elementi come plinti e teche riconduce alle modalità espositive dei musei, mentre la presenza di componenti inusuali e tecniche culinarie ricorda le esperienze di altri artisti contemporanei quali Dieter Roth (1930-1998) e Rirkrit Tiravanija, che nei loro lavori hanno incluso il cibo sia come sostanza effimera sia come elemento sociale e culturale. 

Le Pain Symbiotique, 2014

Concepita per la Taipei Biennial del 2014, l’installazione consiste in una cupola trasparente in PVC che ospita un inusuale ecosistema di elementi organici e industriali dall’estetica fantascientifica. Il pavimento all’interno dell’imponente membrana gonfiabile è ricoperto da impasto del pane e da pigmento ocra, mentre cinque sculture di glicerina e resina poste su piedistalli raffigurano elementi astratti. Sopra alcune di esse sono proiettate immagini al microscopio di microrganismi in costante movimento, che si fondono con le superfici trasparenti e vischiose delle sculture. Queste diventano dei veri e propri schermi di proiezioni di immagini e pattern fluttuanti.

Immigrant Caucus, 2017

Immigrant Caucus è al contempo una soglia fisica – un cancello formato da una griglia metallica che il visitatore deve varcare – e un confine immateriale: un aroma diffuso nell’ambiente da tre contenitori industriali. La fragranza, sviluppata in collaborazione con il profumiere Barnabé Fillion, è concepita ibridando le componenti chimiche del sudore di donne asiatico-americane, i cui campioni sono stati prelevati nei quartieri di Chinatown e Koreatown a Manhattan, con le emissioni delle formiche carpentiere, specie che scava gallerie nei tronchi d’albero per nidificarvi. L’accostamento delle due componenti olfattive può essere interpretato come un messaggio politico sull’identità asiatico-americana e sullo sfruttamento del lavoro a cui spesso queste minoranze sono soggette, e in particolare su come il disagio legato all’odore sia connesso alla paura dell’altro. Sollecitando sensorialmente il corpo del visitatore, Immigrant Caucus appare come un elemento di alterità in grado di modificare la percezione dell’ambiente.

Releasing The Human From The Human, 2020

Le sei sfere luminose, sospese al soffitto, irradiano l’ambiente come lanterne giapponesi. La serie, realizzata con un involucro trattato di alga laminaria (kelp), sottolinea l’interesse dell’artista per l’aspetto ecologico e il grande potenziale delle alghe per produrre energia. Dalle sculture promana una luce oro-verdastra che amplifica i segni presenti sulla superficie di ogni elemento: «Le forme organiche delle sculture creano un gioco mutevole basato sulle forme dell’iconica lampada Akari di Isamu Noguchi, mentre i segni tracciati si ispirano al lavoro degli espressionisti astratti come Cy Twombly», afferma l’artista.

Shameplex, 2015

Articolata in sette vasche simili ad acquari, ognuna riempita con uno strato di gel per ultrasuoni, l’installazione, connotata da un colore verde fosforescente, crea un’atmosfera asettica, incubatrice di possibili mondi alieni. All’interno di ciascun contenitore una luce bianca a led illumina i numerosi spilli che forano la superficie viscosa alla base dei recipienti. Con il passare del tempo, gli elementi metallici subiscono un processo di corrosione e ossidazione da cui si genera una trama rossastra che si mescola progressivamente alla sostanza gelatinosa.

Biologizing the Machine (spillover zoonotica), 2022

L’installazione è una versione rinnovata e ampliata di Biologizing the Machine (terra incognita), presentata alla 58. Biennale di Venezia nel 2019. Appese al soffitto ad altezze diverse, sette strutture rettangolari in vetro e metallo riportano motivi astratti che rimandano sia alla tradizione pittorica paesaggistica sia all’espressionismo astratto. Ogni elemento contiene una coltura di Vinogradskij, ovvero un micro-ecosistema altamente diversificato di batteri del suolo e alghe. Per l’installazione, vengono reperiti localmente alcuni campioni di terreno, che nell’arco di alcune settimane si trasformano, generando un’opera site-specific.
Una volta sigillata all’interno delle vetrine, la coltura continua a evolversi, cambiando colore, consistenza e aspetto in reazione ai livelli di ossigeno, luce e temperatura dell’ambiente.

Produzione “Biologizing the Machine”: Animal’s House

12 Synesthetic Crayons, 2015

Questa serie mette in luce uno dei temi principali della produzione di Anicka Yi: la paura contemporanea legata all’igiene e alla contaminazione. La crisi epidemica di ebola scoppiata in Africa occidentale nel 2015 è stata uno degli spunti all’origine delle opere, che nella forma rimandano ai “padiglioni da quarantena”. Le cinque installazioni sono costituite da parallelepipedi trasparenti in PVC, sulla cui superficie esterna sono riprodotte forme astratte colorate che richiamano segnali di pericolo biologico. Gli ambienti appaiono come volumi impermeabili contenenti oggetti ed elementi che lo spettatore può osservare solo dall’esterno.

When Species Meet Part 2 (Vegetable Psychology), 2016

L’opera si presenta come una gabbia cubica di circa 2 metri per lato, aperta in alto e costituita da sbarre rivestite di pelliccia sintetica. Al suo interno un elemento scultoreo ricorda il fungo di bambù, una specie delle aree tropicali impiegata nella cucina e nella medicina tradizionale cinese. Esso è caratterizzato da una composizione reticolare che si diparte dalla sommità del gambo verso il basso. Questo tipo di struttura si ritrova anche in ambito tecnologico, come per esempio nei circuiti interni degli hardware.

New York’s A Bitch, But God Forbid The Bitch Divorce You, 2014

Due oblò di asciugatrici, simili a quelli delle lavanderie automatiche, sono inseriti nella parete in fondo allo spazio espositivo. Aprendo i portelloni il visitatore può
scorgere uno spazio buio da cui si diffondono due differenti fragranze – Traennen e Bullfrog – create in collaborazione con il “naso” francese Christophe Laudamiel. Con quest’opera dall’estetica fredda e minimale, l’artista riduce al massimo la presenza di stimoli visivi per esplorare sensazioni appartenenti a una dimensione intima e personale, quali il desiderio e il senso di perdita.