Descrizione Progetto

ANSELM KIEFER

Installazione permanente – spazio: NAVATE

L’allestimento è un ampliamento de I Sette Palazzi Celesti, opera permanente concepita e presentata per Pirelli HangarBicocca nel 2004 da un progetto di Lia Rumma. Cinque opere pittoriche di grandi dimensioni, prodotte tra il 2009 e il 2013 e ancora inedite, formano insieme alle sette “torri” – oggi rese percorribili al pubblico – un’unica installazione dal titolo I Sette Palazzi Celesti 2004-2015. Le cinque grandi tele – Jaipur (2009); due opere della serie Cette obscure clarté qui tombe des étoiles (2011); Alchemie (2012); Die deutsche Heilslinie (2012-2013) – sono esposte nello spazio delle “Navate” che accoglie l’installazione permanente, conferendo un nuovo significato al capolavoro di Anselm Kiefer.
Le tele richiamano infatti alcuni temi già presenti ne I Sette Palazzi Celesti – le grandi costruzioni architettoniche del passato come tentativo dell’uomo di ascendere al divino e le costellazioni rappresentate attraverso la numerazione astronomica – e aggiungono inoltre alcune riflessioni centrali nella poetica dell’artista, quali la relazione tra uomo e natura, i riferimenti alla storia del pensiero e della filosofia occidentale.

CREDITI
Location: Pirelli HangarBicocca, Milano
Artista: Anselm Kiefer
Mostra: “I Sette Palazzi Celesti 2004-2015”
Allestimento: a cura di Vicente Todolí
Ingegnerizzazione: MOSAE srl
Team: Michele Maddalo e Alice Brugnerotto. Special consultant Stefano Monaco
Foto: Agostino Osio
Courtesy: Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Fondazione Pirelli HangarBicocca, Milano
Pictures in slideshow: vedute dell’installazione

Sefiroth

Sefiroth, la prima delle sette torri concepita dall’artista, è anche la più bassa (14 metri). Culmina con una pila di sette libri di piombo e presenta neon recanti i nomi ebraici delle Sefiroth, che nella mistica ebraica della Cabala rappresentano le espressioni e gli strumenti di Dio che contengono la materia stessa del creato: Keter (Corona Suprema), Chochmah (Saggezza), Binah (Intelligenza), Chesed (Amore), Gevurah (Potere), Tiferet (Bellezza), Netzach (Pazienza/Tolleranza), Hod (Maestà), Yesod (Fondazione del mondo), Malkuth (Regno) e Daad (Intelligenza e sapienza).

Melancholia e Ararat

Melancholia si distingue soprattutto per il completamento dell’ultima soletta, un poliedro ripreso dall’omonima incisione realizzata nel 1514 da Albrecht Dürer, che divenne una delle più famose rappresentazioni allegoriche della figura dell’artista. Gli artisti erano definiti “i nati sotto Saturno”, poiché si riteneva che il pianeta della malinconia ne rappresentasse il carattere contemplativo e ambivalente. Ai piedi della torre sono presenti le cosiddette “stelle cadenti”, piccole lastre di vetro e strisce di carta contrassegnate da serie alfanumeriche corrispondenti alla classificazione dei corpi celesti utilizzata dalla NASA.

Ararat deve il suo nome al monte dell’Asia Minore dove la tradizione biblica ritiene si sia arenata l’Arca di Noè. Questa è rappresentata da un modellino in piombo presente sulla sommità della torre a simboleggiare un mezzo portatore di pace e di salvezza, ma al tempo stesso nave da guerra, veicolo di distruzione e desolazione.

Linee di Campo Magnetico

La torre più imponente dell’intera installazione misura 18 metri di altezza ed è caratterizzata da una serie di pellicole di piombo che la percorre interamente fino a depositarsi ai piedi dell’edificio, a fianco di una bobina cinematografica e di una cinepresa composte dallo stesso metallo. La scelta del piombo, materiale che non può essere attraversato dalle radiazioni luminose e non permette quindi la produzione di alcuna immagine, si presta a diverse interpretazioni: dal tentativo nazista di cancellare la cultura ebraica e le minoranze etniche, alla lotta iconoclasta che percorre periodicamente la cultura occidentale dall’epoca bizantina fino a quella luterana, alla concezione, più volte enunciata da Kiefer, che “ogni opera d’arte cancella la precedente”.

JH&WH e Torre dei Quadri Cadenti

Queste due torri sono disseminate alla base di meteoriti numerati in piombo fuso dalla forma irregolare che simboleggiano il mito della creazione secondo alcuni testi della Cabala. Le due torri sono complementari anche nel coronamento, culminante con una scritta al neon che disegna rispettivamente le lettere JH e WH che, se unite secondo le regole della fonetica ebraica, formano la parola Jahweh, termine impronunciabile per la tradizione giudaica.

La Torre dei Quadri Cadenti deve il suo nome agli oggetti presenti dalla sommità ai piedi dell’edificio: si tratta di una serie di cornici di legno e piombo contenenti delle lastre di vetro spesso irregolarmente infrante. Diversamente da quanto ci si aspetterebbe, le cornici non mostrano alcuna immagine. Anselm Kiefer ancora una volta afronta il tema dell’immagine mancante e dei suoi possibili molteplici rimandi.

Jaipur, 2009

Il dipinto prende il titolo dalla città di Jaipur, visitata da Kiefer durante i suoi numerosi viaggi in India. La tela raffigura un paesaggio notturno: nella parte inferiore appare una struttura architettonica che ricorda una piramide invertita, mentre in quella superiore un cielo stellato. Le costellazioni del cielo, collegate da linee, sono numerate utilizzando il sistema di classificazione della NASA. L’opera pare come quella più legata tematicamente a I Sette Palazzi Celesti: la piramide diventa simbolo del vano tentativo di avvicinamento dell’uomo al divino.

Cette obscure clarté qui tombe des étoiles, 2011

In questi due dipinti della serie Cette obscure clarté qui tombe des étoiles Kiefer raffigura un paesaggio desertico, su cui applica dei semi neri di girasole – elementi ricorrenti nel lavoro dell’artista – che diventano simbolicamente stelle rovesciate, nero su bianco, come se fossero un negativo. Aggiungendo materiali differenti alla superficie pittorica, l’artista oltrepassa il limite tra pittura e scultura e sembra invitare l’osservatore a entrare nel suo mondo.

Alchemie, 2012

L’opera composta da due tele affiancate, che raffigurano un paesaggio arido, dove la terra appare del tutto sterile. una pioggia di semi di girasole è l’unico segno di vitalità e speranza di ricrescita. Elemento che connette le tele è una bilancia, contenente su un piatto del sale e sull’altro semi di girasole, simboli contrapposti di sterilità e fertilità. Questa presenza è un chiaro rimando all’interesse dell’artista per l’alchimia, scienza esoterica il cui fine era trasformare il piombo in oro, allegoria della tensione dell’uomo verso la perfezione e il divino.

Die Deutsche Heilslinie, 2012-2013

L’opera pittorica più grande dell’allestimento di Pirelli Hangar-Bicocca raffigura simbolicamente e letteralmente – come si evince dal titolo – la storia della salvezza tedesca. Sulla traiettoria di un arcobaleno, che collega cielo e terra e attraversa l’intera superficie, Kiefer trascrive, inserendoli in un percorso storico-filosofico dall’Illuminismo al pensiero di Karl Marx, i nomi di pensatori tedeschi assertori di un’idea di salvezza attraverso l’azione di un leader. Alla base del quadro è invece rappresentata la figura di un uomo, ritratto di spalle mentre osserva solitario il paesaggio, che richiama le opere romantiche del pittore Caspar David Friedrich. Intorno a questa sono riportati i nomi di quei pensatori, sostenitori dell’idea che si possa giungere alla salvezza attraverso il riconoscimento della propria identità individuale.