Descrizione Progetto

CARSTEN HÖLLER

dal 7 Aprile al 31 Luglio 2016 – Spazio: NAVATE

Pirelli HangarBicocca presenta “Doubt”, la mostra personale di Carsten Höller, artista tedesco tra i più riconosciuti a livello internazionale per la sua approfondita riflessione sulla natura umana. La mostra, a cura di Vicente Todolí, si espande attraverso due percorsi speculari e paralleli, che richiedono la partecipazione sensoriale del pubblico. Sono i visitatori a poter scegliere come affrontare la mostra e quale percorso intraprendere.
Per Carsten Höller la scelta, infatti, è insita nell’opera d’arte e sin dall’inizio della mostra l’installazione Y (2003), formata da numerose lampadine che si accendono a intermittenza, pone il dubbio sulla direzione da scegliere.
“Doubt” presenta oltre venti opere, sia storiche che nuove produzioni, collocate sull’asse centrale dello spazio, in modo da creare un muro divisorio che permette di vedere le opere solo a metà.
Il pubblico deve ricordarle così fino al momento in cui incontra l’altra metà, percorrendo il lato opposto. Grandi installazioni, video e fotografie giocano con le coordinate spaziali e temporali del luogo espositivo, sviluppando un viaggio tra simmetria, duplicazione e ribaltamento.
Il percorso espositivo alterna lavori che rimandano a esperimenti ottici – tra cui Upside-Down Goggles (1994 – in corso), con i quali l’artista invita il pubblico a vedere il mondo capovolto – a quelli legati a una dimensione ludica – come Two Flying Machines (2015), con le quali si può sperimentare la sensazione del volo o Double Carousel (2011), una giostra per adulti che provoca sentimenti di euforia e stupore.

CREDITI
Location: Pirelli HangarBicocca, Milano
Artista: Carsten Höller
Mostra: “Doubt”
Allestimento: a cura di Vicente Todolí
Ingegnerizzazione: MOSAE srl
Team: Michele Maddalo, Alice Brugnerotto. Special consultant Stefano Monaco
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy: Fondazione Pirelli HangarBicocca, Milano
Pictures in slideshow: vedute dell’installazione

Division Walls

Y conduce a Division Walls (2016), un’enorme parete illuminata di colore verde e giallo, che impedisce di avere una visione completa della mostra, ma che attraverso due aperture ne permette l’accesso. Il muro è diviso in sezioni – ognuna delle quali misura la metà esatta di quella precedente – illuminate da tubi al neon colorati. Basandosi sul concetto matematico dell’asintoto, un’equazione secondo la quale una curva tende ad avvicinarsi indefinitamente a una linea senza mai raggiungerla, l’artista crea una parete formata da campiture potenzialmente divisibili all’infinito, realizzando quello che definisce «un sublime matematico». L’idea di divisione è un motivo ricorrente nella pratica artistica di Carsten Höller, già sperimentata nel 2010 nella mostra “Divided, Divided” al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, dove lo spazio e i lavori erano divisi in due, e poi divisi nuovamente, in base all’applicazione di una semplice formula matematica.

Milan Swinging Corridor

Sospeso a pochi millimetri da terra, Milan Swinging Corridor (2016) è una struttura che accompagna il visitatore dalla luce all’oscurità e fa parte di una serie di installazioni che Höller ha realizzato a partire dal 2004, concependole per studiare le capacità dell’individuo di percepire la posizione del proprio corpo nello spazio (“propriocezione”). L’impercettibile movimento del soffitto e delle pareti condiziona il senso dell’equilibrio e della propriocezione di chi è all’interno di questa struttura sospesa, dal momento che abitualmente si cercano punti di riferimento visivi per relazionarsi con l’ambiente circostante. Inconsciamente il visitatore si fa suggestionare dai movimenti di Milan Swinging Corridor, che funge anche da passaggio di congiunzione fra le due parti in cui la mostra è divisa e conduce al retrostante spazio del Cubo.

Light Corridor

L’opera si compone di due pareti luminose che lampeggiano a una frequenza di 7,8 hz. Posti alla sommità e lungo i muri, fari con luci LED e lampade a bulbo si accendono e spengono provocando un intenso effetto ottico allucinatorio: luci esterne e campi di colore in movimento, con effetto morphing, si alternano a ombre che fluttuano incessantemente nello spazio. Il fenomeno allucinatorio può modificare lo stato d’animo dell’osservatore e influenzare le onde cerebrali che, come già studiato dal fisico tedesco Hans Berger (1873-1941), possono essere condizionate da stimoli esterni.

Light Corridor (2016) può essere anche intesa come una versione gigante della Dreamachine creata da Brion Gysin (1916- 1986): una struttura di forma cilindrica perforata che ruotava intorno a una fonte luminosa fissa. L’effetto lampeggiante, provocato dalle aperture, produceva nell’osservatore uno stato di profonda quiete e una sensazione di leggera euforia.

Two Roaming Beds (Grey)

Lo spazio del Cubo di Pirelli HangarBicocca ospita Two Roaming Beds (Grey) (2015), opera con cui Carsten Höller invita i visitatori a dormire nello spazio espositivo durante la notte, da soli. Due letti singoli, radiocomandati attraverso un algoritmo e un segnale GPS, si spostano sul pavimento lentamente e senza sosta con movimento circolare. Il visitatore si addormenterà e risveglierà in due punti diversi dello spazio. Il movimento dei Two Roaming Beds (Grey) induce uno stato intermedio tra la veglia e il sogno e rimanda a una dimensione meditativa e onirica. Per l’occasione sono stati realizzati dei dentifrici speciali colorati, che inducono un’esperienza onirica più intensa e ad avere ricordi più vividi dei propri sogni. I visitatori possono utilizzare il set di dentifrici mescolandoli fra loro; il set comprende un attivatore e un dentifricio che richiama rispettivamente la sfera maschile, femminile o dell’infanzia. Come afferma Höller: «È come per un pittore che se ne sta in Provenza seduto di fronte al paesaggio e mescola i colori sulla tavolozza per dipingerlo… lo stesso accade qui; i dentifrici sono i tuoi colori, e lo spazzolino il tuo pennello: il sogno diventa la tua pittura».

In passato Carsten Höller ha già realizzato progetti in cui ricreava ambientazioni simili a camere da letto nelle quali i visitatori potevano trascorrere la notte. È il caso di Hotel Room (2004), riproduzione di due stanze dell’Hotel Normandy di Deauville, abitabili per otto giorni indossando gli Upside-Down Goggles; di Revolving Hotel Room (2008), una stanza posta su tre dischi rotanti; e ancora di Elevator Bed (2010), un letto circolare che poteva essere sollevato fino a 3,5 metri di altezza.

Double Caroussel

L’installazione Double Carousel (2011) è composta da due giostre che ruotano lentamente in senso opposto e possono essere utilizzate dal pubblico. Tra le opere più riconoscibili di Carsten Höller, le giostre – come dei ready-made – vengono decontestualizzate e inserite in una dimensione architettonica a loro estranea come quella di uno spazio espositivo. Sono inoltre private della loro funzione ludica, dal momento che ruotano molto lentamente. L’artista approfondisce il concetto di “divertimento”, portandolo all’esasperazione e alla noia. Come afferma il curatore Massimiliano Gioni: «La noia è un tema chiave del mondo di Höller… Le sue macchine si muovono troppo lentamente, come intrappolate in un incessante movimento reiterato. I parchi di divertimento, allora, non divertono più… Rendere spettacolare l’insignificante è una delle sfide lanciate dal lavoro di Höller, e il tedio diventa il messaggio».

Flying Mushrooms

La grande installazione mobile si compone di sette giganteschi funghi Amanita muscaria, tagliati a metà longitudinalmente e riassemblati dall’artista in modo che una delle due parti risulti capovolta. L’opera è costruita come un mobile a testa in giù. Quando il braccio in basso del mobile viene fatto muovere, di conseguenza tutti gli altri bracci iniziano a muoversi e i funghi tagliati a metà cominciano a “volare”. Con un dottorato in fitopatologia, Höller è da sempre affascinato dai funghi e dalla loro unicità biologica: «Sono così potenti per forma, colore, sapore e tossicità, eppure tutt’altro che indispensabili. Incarnano un paradosso: non sappiamo perché abbiano queste caratteristiche. In genere l’evoluzione avviene per adattamento, ma in questo caso non si coglie un simile processo». L’Amanita muscaria e la sua tossicità allucinatoria diventano inoltre per Höller metafore dell’arte stessa e del suo potere di trasformare e offrire nuove visioni della realtà. Con Flying Mushrooms (2015) l’artista allude all’utilizzo di questi funghi nei rituali sciamanici per accedere a “mondi sconosciuti”.

Top Mode Africa (Monument à la Sape) (con Rigobert Nimi)

Realizzata con materiali semplici e di scarto, come tappi di bottiglie di plastica, Top Mode Africa (Monument à la Sape) (2013) è il frutto di una collaborazione con l’artista congolese Rigobert Nimi. L’opera è una struttura rettangolare al cui centro è collocato il modellino in scala di una passerella con manichini di modelle ritagliati in cartone che rimandano a uno spazio per sfilate in miniatura. Ai lati, due giostre e una serie di sedili colorati riservati ai “magnifici sapeurs” (parola che in Congo fa riferimento a La Sape, la “Société des Ambianceurs et des Personnes Élégantes”, società delle persone di tendenza ed eleganti). L’opera è il modellino della scenografia concepita per il film Fara Fara, mai realizzata, e la sua struttura doppia e simmetrica richiama quella speculare dei due schermi su cui è proiettato il film, suggerendone un legame.

Rigobert Nimi dal 2000 realizza opere simili, ispirandosi ai fumetti e ai film di fantascienza e concependole come riproduzioni di città ideali che appaiono come “un reperto di futuri anteriori” attraverso l’utilizzo di oggetti di riciclo. Circa questi lavori Nimi ha sottolineato: «Concepire e costruire queste macchine con rigore e precisione è un modo per superare le difficoltà di tutti i giorni e realizzare un sogno».