Descrizione Progetto

CHEN ZHEN

dal 15 Ottobre 2020 al 6 Giugno 2021 – Spazio: NAVATE

“Short-circuits” è concepita come un’esplorazione immersiva all’interno della ricerca artistica di Chen Zhen e riunisce più di venti grandi installazioni realizzate dal 1991 al 2000. La mostra presenta opere create dall’accostamento di oggetti quotidiani – tra cui letti, sedie, giornali e vestiti – e materiali eterogenei, come
legno, argilla, acqua, tessuto e vetro, mostrando la personale visione di Chen Zhen dell’esperienza umana nella sua complessità.

CREDITI
Location: Pirelli HangarBicocca, Milano
Artista: Chen Zhen
Mostra: “Short-circuits”
Allestimento: a cura di Vicente Todolí
Ingegnerizzazione: MOSAE srl
Foto: Agostino Osio
Courtesy: Pirelli HangarBicocca, Milano
Pictures in slideshow: vedute dell’installazione

Jue Chang, Dancing Body – Drumming Mind (The Last Song), 2000

La monumentale installazione è composta da letti, sedie e sgabelli le cui superfici sono rivestite da pelli di vacca. La complessa composizione, che richiama un grande strumento a percussione, si estende su un’area di 18 × 14 metri ed è stata realizzata da Chen Zhen con elementi provenienti da luoghi e contesti differenti, creando quella che lui stesso ha definito “installazione relazionale”, espressione del suo interesse per i processi di trasformazione sottesi ai rapporti sia tra gli oggetti sia tra gli esseri umani. Alludendo alla cura del corpo e dello spirito, Jue Chang, Dancing Body – Drumming Mind (The Last Song) può essere attivata da alcuni danzatori, attraverso lo sfioramento e la percussione delle pelli con le mani, i cui movimenti riconducono alla pratica del massaggio cinese.

Purification Room, 2000

Purification Room è una stanza le cui pareti e tutti gli oggetti in essa contenuti sono ricoperti da uno strato di argilla monocroma. Attraverso il processo organico di sedimentazione, Chen Zhen impiega un elemento naturale come l’argilla quale sostanza in grado di purificare il mondo e di preservare il presente. Realizzata l’anno della sua scomparsa, l’opera è l’ultima e la più imponente di una serie di lavori realizzati con il medesimo procedimento a partire dal 1991. Con quest’opera – come riporta Xu Min, moglie e collaboratrice dell’artista – Chen Zhen mette in scena un mondo asettico sotto una coltre di terra e polvere, i cui elementi costitutivi possono infondere la loro energia curativa mediante la trasfusione e la copertura. È un tema che attraversa incessantemente la pratica dell’artista, che si interroga sulla possibilità di decontaminare l’uomo e purificare il mondo.

The Voice of Migrators, 1995

L’immagine della sfera è spesso utilizzata dall’artista per esplorare tematiche legate alla globalizzazione e alle trasformazioni sociali. The Voice of Migrators si presenta come un grande globo ricoperto di vestiti intrecciati e annodati tra loro. Sulla superficie della sfera affiorano come dei “crateri” alcuni altoparlanti che diffondono in numerose lingue i racconti di esperienze vissute da migranti che si trovavano a vivere in Francia, in risposta alle domande dell’artista sulla loro condizione in un paese straniero. Come una sorta di archivio itinerante, l’opera è emblematica della presenza dell’uomo sulla Terra, nella sua dimensione di appartenenza geografica e politica, e interpreta l’identità dell’individuo come parte di una cultura universale

Six Roots Enfance / Garçon – Childhood / Boy, 2000

Questo lavoro fa parte di un progetto più complesso composto da 7 installazioni che rappresentano 6 allegorie. La prima parte del titolo è un riferimento a un’espressione buddista (six roots, “sei radici”) che indica le capacità sensoriali del corpo: vista, udito, olfatto, gusto, tatto e conoscenza. Da queste abilità percettive Chen Zhen prende spunto per dare forma a una metafora sulle differenti attitudini e sui temperamenti delle fasi della vita – nascita, infanzia, conflitto, sofferenza, memoria, morte e rinascita – mettendo in luce talvolta alcuni aspetti contraddittori dell’animo umano. In particolare, per rappresentare l’infanzia e la giovinezza l’artista espone, sospeso e capovolto, il relitto di una barca ricoperta da soldatini di plastica che richiamano le incrostazioni marine che si formano sulle imbarcazioni.

Round Table, 1995

Esposta originariamente all’esterno del Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra, l’opera si presenta come un grande tavolo rotondo di legno al centro del quale
sono incisi alcuni dei grandi temi della Dichiarazione universale dei diritti umani. A rappresentare gli Stati membri, 29 sedie di tipologie e provenienze differenti
sono sospese intorno al piano di appoggio, perdendo così la loro funzione originaria. Con questo lavoro l’artista esprime in forma concreta la riflessione, centrale
nella sua poetica, intorno agli oggetti quotidiani: «La metafora del tavolo rotondo non era indirizzata solo alle capacità operative e al raggio d’azione del potere, ma
anche ai vari problemi di disuguaglianza nello sviluppo del genere umano. Il tavolo rotondo ha due tipi di implicazioni. Da un lato nasce dal “pasto festivo” cinese,
che sottintende unità, armonia e dialogo; dall’altro si riconnette alle cosiddette “tavole rotonde” internazionali, che sottintendono discussioni, negoziazioni,
trattative politiche e vincoli di potere».

Le Bureau de change, 1996/2004

Progettata da Chen Zhen nel 1996 e realizzata nel 2004 nell’ambito della Biennale di Pančevo in Serbia, l’opera presenta la forma di un bagno pubblico, luogo diffuso a Shanghai fino ai primi anni Ottanta. Chen Zhen utilizza le caratteristiche architettoniche di questo spazio associandolo a quello di un ufficio di cambio della valuta, giocando ironicamente con la connotazione sociale del denaro, le transazioni finanziarie e l’utilizzo di un bagno pubblico.

Le Rite suspendu / mouillé, 1991

Le Rite suspendu / mouillé è composta da quattro grandi strutture verticali di metallo che, come dei tableaux tridimensionali, contengono oggetti dismessi di varia
natura, tra cui vecchie cornici, che l’artista ha recuperato all’interno dell’École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi, dove ha studiato. Come l’artista racconta: «Ho raccolto tutti gli oggetti che ho trovato e li ho immersi, tenendoli appesi, in una soluzione di pigmento e acqua, una sorta di medium pittorico. Volevo restituire le forze invisibili insite nel luogo, richiamare l’esperienza della scuola d’arte, quella in Cina come quella in Francia». L’opera, che simboleggia l’abbandono della pittura da parte di Chen Zhen, avvenuto in concomitanza con il suo trasferimento in Francia, rappresenta per l’artista «un autoritratto, un’autocritica, un’autoriflessione»

Nightly Imprecations, 1999

Questo lavoro crea un contrappunto visivo, sonoro e concettuale con Daily Incantations (1996). L’opera si sviluppa in tre parti che alludono alla vita dell’uomo
contemporaneo e alla sua relazione con il contesto circostante. A un’estremità si trova un letto tradizionale cinese di legno, all’interno del cui volume sfere di polistirolo numerate volteggiano nell’aria grazie all’azione di un ventilatore; all’altra estremità è collocato un letto sul cui materasso, coperto da un drappo giallo, sono conficcati aghi di metallo che alludono al trattamento del corpo tramite agopuntura. Nella sezione centrale la struttura è invece configurata come una piramide rovesciata a cui sono fissati dei vasi da notte cinesi. Come Daily Incantations, Nightly Imprecations è caratterizzata dalla presenza del suono, un rumore simile allo sciacquio dei vasi da notte mentre vengono lavati. Entrambe le opere rimandano all’idea di ciclicità del tempo quotidiano, in cui le ore diurne sono dedicate ad attività produttive mentre la notte richiama una dimensione sospesa e meditativa.

Jardin-Lavoir, 2000

Chen Zhen ha composto un “giardino meditativo” disponendo undici letti trasformati in vasche d’acqua ricolme di oggetti quotidiani come vecchi televisori, vestiti usati, utensili da cucina, libri e giocattoli da bambini. Attraverso un impianto idraulico, l’acqua cade goccia a goccia su quelli che l’artista ritiene manufatti rappresentativi della nostra società contemporanea, diventando simbolo di purificazione. Come spiega Chen Zhen, «in Jardin-Lavoir l’acqua diventa lo spirito del luogo, trasformando il sito in un “giardino della purificazione”. I letti-bacini sono una metafora del corpo umano e della materializzazione dell’esistenza: vi si attua un processo perenne di abluzione e terapia naturale».