Descrizione Progetto

EVA KOT’ÁTKOVÁ

dal 15 Febbraio 2018 al 22 Luglio 2018 – Spazio: SHED

La mostra personale di Eva Kot’átková (Praga, 1982) “The Dream Machine is Asleep”, è un progetto inedito e immersivo dove opere esistenti sono affiancate a nuove produzioni, tra installazioni, sculture, oggetti fuori scala, collage e momenti performativi. Partendo dalla visione del corpo umano come una macchina, un grande organismo il cui funzionamento necessita di revisioni, rigenerazione e riposo, e dall’idea del sonno come momento in cui attraverso i sogni si creano nuove visioni e mondi paralleli, la mostra esplora le nostre proiezioni e i pensieri più intimi, le ansie e il disorientamento del vivere contemporaneo.

Al centro di “The Dream Machine is Asleep” è l’omonima installazione, un gigantesco letto alla cui base è presente quello che l’artista definisce un ufficio per la creazione di sogni. Con questo lavoro Eva Kot’átková prosegue la sua ricerca sui sistemi che regolano la nostra vita, contrapponendo loro immagini provenienti dall’universo infantile per supplire alla mancanza o alla perdita di immaginazione.
Per accedere allo spazio espositivo i visitatori sono invitati ad attraversare l’opera Stomach of the World (2017), un’allegoria del mondo, descritto come un organismo caotico che alterna processi di assimilazione famelica, a momenti di stasi, di empatia o di scontro tra i suoi abitanti, a fasi di controllo, digestione, espulsione e riciclo delle “scorie” prodotte, ovvero le fobie e gli stati d’ansia. L’opera, composta da un video presentato all’interno di un’installazione percorribile dai visitatori e che assume la forma del disegno stilizzato di uno stomaco, si avvale di protagonisti e immagini presi dal mondo dell’infanzia e della mitologia.

CREDITI
Location: Pirelli HangarBicocca, Milano
Artista: Eva Kot’átková
Mostra: “The Dream Machine is Asleep”
Allestimento: A cura di Roberta Tenconi
Progettazione e Sicurezza: Mosae s.r.l.
Team: Michele Maddalo, Alice Brugnerotto, Estefania Eekhout, Stefano Monaco
Foto: Agostino Osio
Courtesy: Artista, Pirelli HangarBicocca, Milano
Pictures in slideshow: vedute dell’installazione

Stomach of the World, 2017

Stomach of the World è proiettato all’interno di un ambiente raccolto e circolare, a cui si accede attraverso una lunga struttura curvilinea in tessuto e metallo le cui forme sembrano alludere a un organo del corpo umano. Per la realizzazione dell’opera l’artista si è ispirata al disegno di un bambino, nel quale il mondo è rappresentato come un apparato digestivo.

Il video è composto da una serie di episodi in cui un gruppo di bambini svolge una sequenza di strani esercizi, accompagnati da una voce narrante fuori campo. Quest’ultima fa delle riflessioni e considerazioni sul corpo e le sue funzioni e al tempo stesso impartisce delle istruzioni: «Respirare in un ambiente chiuso, respirare da un’unica fonte d’aria. Se stai disteso sulla schiena e respiri liberamente, ti mancherà il fiato». I bambini vengono coinvolti in una serie di attività ed esercizi, dapprima all’interno della palestra di una scuola e poi in una discarica a cielo aperto: disegnare per riprodurre una radiografia del proprio corpo; respirare per riciclare l’aria di qualcun altro, articolare per mangiare le parole.

Il video è connotato da un’atmosfera ipnotica, da tempi lunghi e operazioni meccaniche che richiamano le lunghe attese delle procedure burocratiche. La videocamera riprende con un punto di vista esterno e analitico ogni minimo dettaglio degli oggetti e dei corpi che compongono la sceneggiatura.

Attraverso tecniche e linguaggi vicini al teatro, Kot’átková mette in scena, tramite l’immaginario dell’infanzia, le paure e le ansie legate al malfunzionamento interno del corpo umano oltre alle sollecitazioni esterne che possono creare disagi e difficoltà. L’opera è al contempo un’allegoria del mondo inteso come un apparato digestivo nel quale ciò che mangiamo e consumiamo ci rispecchia, e dove gli scarti continuano ad accumularsi. Stomach of the World rimanda a ulteriori e profondi significati riguardanti questioni sociali e ambientali contemporanee; evoca e guarda al corpo non soltanto nella sua dimensione biologica ma anche come entità sociale e politica.

Diary no.2 (I-Animal), 2018 – Diary no.3 (I-Machine), 2018

La letteratura svolge un ruolo fondamentale nella pratica dell’artista. Influenzata da scrittori quali Samuel Beckett (1906–1989) e Franz Kafka (1883–1924), Kot’átková utilizza il racconto e la narrazione in molteplici forme: il testo è spesso declinato in forme orali di trasmissione, mentre in altre assume una valenza puramente simbolica. L’artista riflette inoltre su come la narrazione sia un potente strumento istituzionale e politico per modellare, influenzare e orientare il pensiero. Con la mostra in Pirelli HangarBicocca Kot’átková prosegue la propria ricerca su queste tematiche e realizza tre nuove installazioni: un libro verticale, uno disposto orizzontalmente sul pavimento e un leporello da sfogliare. Realizzati nelle dimensioni del corpo umano, gli elementi sono disposti nello spazio espositivo e fungono al tempo stesso da vetrine ed espositori di collage e fotomontaggi realizzati dall’artista: una sorta di diario visivo attraverso cui il visitatore può esplorare e immergersi nell’universo di Eva Kot’átková, in cui ricorrono temi come la relazione fra il corpo e gli elementi circostanti (forze esterne, oggetti, altri corpi), gli animali e la loro condizione di sfruttamento nella società, il sistema sociopolitico inteso come una macchina.

Cutting the Puppeteer’s Strings with Paper Teeth
(Brief History of Daydreaming and String Control), 2016

L’opera è un teatro per marionette in cui numerosi burattini appesi a una parete sembrano in attesa di essere attivati e fungono da insolite “quinte”. Realizzata in occasione di Art Basel nel 2016, Cutting the Puppeteer’s Strings with Paper Teeth metteva in scena una rappresentazione teatrale vera e propria, mentre per la mostra in Pirelli HangarBicocca l’artista ha scelto di presentare la struttura del palcoscenico con gli elementi di scena, accompagnata da una voce narrante che rimanda alle azioni e agli accadimenti dello spettacolo originario.

La storia ha come protagonisti tre burattinai che seguono le istruzioni impartite da una voce maschile fuori campo e si relazionano con un bambino seduto in silenzio accanto al palco che, nella messa in scena originaria, rappresentava la figura centrale della scena dal momento che lo spettacolo raccontava la sua storia. ll testo trasporta lo spettatore nell’immaginario di Eva Kot’átková, mettendo in scena diverse forme di manipolazione mediante un linguaggio corporeo – attraverso libertà o costrizione dei movimenti – carico di metafore. Anche in quest’opera, momenti più ludici sono permeati da situazioni o immagini disturbanti che portano a riflettere su come il controllo, l’autorità e la violenza fisica e psicologica possono avvenire attraverso modalità ambigue e inaspettate. Nella sua forma statica, Cutting the Puppeteer’s Strings with Paper Teeth si presenta come un’azione ferma nel tempo che apre a diverse e possibili interpretazioni. Attraverso l’audio e un pieghevole recante il testo della rappresentazione, il pubblico può seguire la storia e immaginare liberamente le azioni sul palco.

Feeding the Cleaning Machine with what Others didn’t Finish, 2018

L’opera mette in scena l’attività quotidiana legata alla pulizia e all’igiene degli spazi comuni che avviene durante le ore mattutine o serali in numerosi spazi istituzionali, come scuole e ospedali. Considerata spesso dalla società come una funzione secondaria e di poco valore – svolta in momenti nascosti agli sguardi e deputata a preparare la scena alle “vere” attività –, in questo lavoro essa è invece messa in primo piano. Un gruppo di performer abita uno spazio circoscritto, concepito come la pianta di un appartamento o di una casa disegnata a pavimento. Sopra la superficie del pavimento è posta una piattaforma che funge da elemento scenico attraverso cui in determinati momenti i performer compiono delle azioni secondo delle coreografie in cui il corpo umano diventa una componente della macchina che contribuisce a mantenere pulito lo spazio espositivo. Con questo lavoro l’artista sublima azioni reiterate e monotone per farle diventare parte di un’azione corale come nella danza postmoderna, corrente d’avanguardia nata negli Stati Uniti negli anni ’60/’70, in cui movimenti legati alla quotidianità sono impiegati in coreografie che coinvolgono ballerini non professionisti.

The Dream Machine is Asleep, 2018

Ideata in occasione della mostra in Pirelli HangarBicocca, The Dream Machine is Asleep si configura come un gigantesco letto che si sviluppa su due piani. I visitatori possono accedere al piano superiore, dove sono invitati a sdraiarsi e ad ascoltare, tramite delle cuffie, storie e sogni, mentre al piano inferiore si trova uno spazio riservato solo ai bambini.

Con The Dream Machine is Asleep Eva Kot’átková esplora i confini tra l’immaginario dell’infanzia e il mondo adulto, proponendo la dimensione onirica come territorio di incontro. La fruizione dell’installazione si differenzia per gruppo di età: al piano inferiore prende forma un “ufficio” per la creazione dei sogni; i bambini e ragazzi che abitano lo spazio danno origine a un archivio di possibili sogni per chi ha perso le proprie capacità oniriche. Al piano superiore, gli adulti possono sdraiarsi come in un vero e proprio letto e provare a sognare stimolati dalle storie immaginate dai più piccoli. Un luogo intimo come il letto diventa uno spazio pubblico dove racconti onirici si manifestano liberamente per dare vita a un inconscio collettivo. Il sogno diventa per l’artista una forma di narrazione alternativa efficace per descrivere la realtà circostante.

Il corpo è concepito come una macchina, altrettanto attiva di giorno e di notte: se nelle ore diurne svolge diverse attività e interagisce con l’ambiente circostante, nelle ore del sonno non si ferma. La macchina continua ciò che ha iniziato durante il giorno, con minuscole differenze, come spiega l’artista: «Cammina senza che le gambe si stanchino, parla senza che nessuno la ascolti, occupa degli spazi che nessun altro vede e osserva il mondo come se potesse funzionare senza dover seguire regole e routine quotidiane».

Head no.2: Busy Head (Hearing Voices Hallucination), 2018

Heads è una serie scultorea di sette teste realizzate in ferro e i cui tratti estetici possono ricondurre alla pittura metafisica dei primi del Novecento, in cui la rappresentazione figurativa del corpo è evocata da manichini intesi come presenze aliene nel paesaggio urbano.

In Pirelli HangarBicocca, ogni figura suggerisce un diverso stato emotivo e psicologico – come la solitudine o la curiosità – e ciascuna assume una differente posizione all’interno dello spazio. Le sculture sono corredate da oggetti quotidiani quali scarpe o libri che accentuano ulteriormente il loro aspetto antropomorfo. Da semplici sculture, in alcuni momenti del giorno le opere vengono utilizzate da performer, i quali mettono in scena diversi stati d’animo indossando le teste, che diventano delle specie di gabbie o estensioni del corpo.

Con questo lavoro, l’artista dà forma visiva agli aspetti della corporeità che solitamente rimangono più astratti e non hanno concretezza fisica, proseguendo la sua riflessione sulle “trappole” che condizionano l’esistenza umana.

Head no.3: Nervous Head (Insomnia), 2018