Descrizione Progetto

STEVE McQUEEN

dal 31 Marzo 2022 al 31 Luglio 2022 – Spazio: NAVATE

“Sunshine State” è un’esperienza immersiva nel linguaggio visivo di Steve McQueen. I lavori esposti – sei opere filmiche e una scultura – tra i più rilevanti del percorso dell’artista, rappresentano modelli narrativi liberi e punti di vista inaspettati sulle più ampie e trasversali sfumature dei contesti sociali storici e contemporanei. Per Pirelli HangarBicocca, McQueen ha concepito un apposito progetto espositivo che si sviluppa negli spazi delle Navate e del Cubo e sull’esterno dell’edificio. Attraverso un percorso non cronologico, la mostra ripercorre la carriera di Steve McQueen nelle arti visive, mettendo in luce l’evoluzione della sua pratica degli ultimi vent’anni. Le opere riunite qui per la prima volta danno vita a una narrazione visiva, rivelando il radicale approccio dell’artista alla realtà e offrendo l’opportunità di conferire nuove letture al lavoro di McQueen.

CREDITI
Location: Pirelli HangarBicocca, Milano
Artista: Steve McQueen
Mostra: “Sunshine State”
Allestimento: a cura di Vicente Todolí
Ingegnerizzazione: MOSAE srl
Foto: Agostino Osio
Courtesy: Pirelli HangarBicocca, Milano
Pictures in slideshow: vedute dell’installazione

Static, 2009

Proiettato su uno schermo di grandi dimensioni, Static restituisce un ritratto inedito di un’icona del ventesimo secolo: la Statua della Libertà di New York. Il film è girato da un elicottero che ruota attorno al monumento, alternando riprese da lontano che mostrano lo skyline metropolitano a close-up che rivelano il metallo corroso e ossidato. L’instabilità e il tremolio delle riprese rendono difficoltoso l’atto del guardare. Il disorientamento è inoltre amplificato dal rumore assordante dell’elicottero che riproduce acusticamente il movimento circolare della cinepresa. Realizzato nel 2009, quando la Statua fu riaperta per la prima volta al pubblico dopo l’11 settembre 2001, Static evoca poeticamente tematiche legate al concetto di libertà e di sorveglianza e alla costruzione dell’identità.

Cold Breath, 1999

Realizzato in 16mm, il film mostra il capezzolo dell’artista mentre lui stesso lo sfiora, lo pizzica e lo strofina insistentemente, evocando momenti intensi di fisicità. Nel silenzio della pellicola, scandita dal suono meccanico del proiettore che procede incessantemente, l’immagine diventa sempre più astratta. Cold Breath assume tratti autobiografici, portando lo spettatore in un’intimità che trascende i limiti tra corporalità e soggettività. Come accade in uno dei film d’esordio di McQueen, Bear (1993), in cui due uomini nudi sono ritratti mentre lottano, anche in Cold Breath il corpo viene elevato a “presenza iconica” nello spazio espositivo, come affermato dal curatore Okwui Enwezor (1963-2019). Giocando sull’ambivalenza tra impeto e desiderio, l’artista mette in discussione il senso più profondo dell’osservare e, come egli stesso ha sottolineato: «L’immagine del capezzolo è come un occhio, per questa ragione ho voluto esplorarla per indagare la sensibilità del tocco». L’enfasi sull’atto del guardare, illustrato in modo ancora più esplicito in Charlotte (2004), è esplorata nella sua restituzione più fisica e carnale, attraverso una continua reiterazione dell’azione.

Charlotte, 2004

In Charlotte la fisicità è nuovamente sezionata e le riprese mostrano il primo piano dell’occhio dell’attrice britannica Charlotte Rampling, su cui incombe il dito dell’artista. Il colore rosso penetra l’immagine, instabile sia per la ripresa a mano sia per l’alternarsi di momenti fuori fuoco, come a sottolineare il rapporto volubile tra la lente della cinepresa 16mm e lo sguardo della donna. Con una gestualità che oscilla tra minaccia ed eccitazione, il polpastrello dell’artista si avvicina alla palpebra accarezzandola, muovendosi sulle rughe, fino a toccare per un attimo il bulbo oculare. Nel film le due figure sono unite da un legame intimo di confronto e resistenza e la loro complicità svela l’analogia tra sguardo e inquadratura nella manipolazione visiva del linguaggio filmico. L’opera è anche un omaggio all’attrice, una delle icone del cinema europeo. Il duello silenzioso evocato in Charlotte, tanto sensuale quanto fragile, diviene dunque la manifestazione tangibile dell’osservare, atto fondante del lessico cinematografico.

Sunshine State, 2022

Presentato per la prima volta al pubblico, Sunshine State è un video a due canali proiettato su entrambi i lati di due schermi posti l’uno accanto all’altro. Concepito come un’esperienza immersiva, è composto da una sequenza continua di immagini e da una narrazione orale che evolvono ciclicamente per tutta la durata. La specularità della struttura dell’installazione è ulteriormente rafforzata dall’inversione del bianco e nero presente nel film.

Caribs’ Leap, 2022

Caribs’ Leap è composta da due video girati sull’isola caraibica di Grenada, luogo d’origine della madre e del padre di Steve McQueen. Per la mostra “Sunshine
State” l’artista ha deciso di presentarne una parte su uno schermo LED posizionato sulla facciata esterna di Pirelli HangarBicocca e l’altra all’interno del percorso
espositivo delle Navate. Se da un lato il primo video crea un cortocircuito in cui una frazione di secondo si amplifica in un loop infinito, dall’altro il secondo sembra invertire questa concezione temporale, restituendo un’immagine di Grenada lungo l’arco di un’intera giornata. Passato e presente si susseguono secondo un moto ciclico che dà vita a una riflessione sull’oppressione coloniale e su forme di resistenza che risuonano ancora nel vissuto odierno.

Western Deep, 2022

Girato all’interno della miniera d’oro di TauTona in Sudafrica, tra le più profonde al mondo, Western Deep inizia nel buio più completo mentre alcuni
minatori scendono sotto terra per più di tre chilometri con ascensori industriali. In Western Deep, realizzato su pellicola Super 8mm, McQueen crea una correlazione tra il medium filmico e la matericità del terreno della miniera. L’opera è complementare a un altro lavoro di McQueen, Caribs’ Leap, entrambi commissionati per documenta nel 2002 e sempre esposti insieme. In particolare, nella mostra in Pirelli HangarBicocca Western Deep è presentato nello spazio del Cubo all’interno di una sala di proiezione appositamente progettata, ricalcando l’oscurità cavernosa che pervade il film, mentre parte del secondo lavoro è mostrato all’esterno dell’edificio, in risonanza con il cielo e la luminosità irradiante dell’oceano, uno dei principali elementi presenti in Caribs’ Leap.

 

Moonlit, 2016

Due rocce di marmo rivestite da una lamina di foglia d’argento sono disposte a terra l’una accanto all’altra. In questo lavoro prende forma l’idea di riflesso, mentre il senso di gravità risulta rafforzato contestualmente alla luminosità che pervade i due elementi e l’ambiente circostante. Come l’asteroide Chicxulub, che 66 milioni di anni fa provocò catastrofiche distruzioni sulla Terra, le due sculture evocano mondi ultraterreni, ma al tempo stesso sono connesse alla rigenerazione della terra e alla sua ricchezza minerale, quasi fossero portatrici di nuova vita.